“Compagni, ci sono momenti i quali, senza dimenticare la necessità della riscossa proletaria, bisogna sapersi inchinare davanti all’avversario meritevole, soprattutto se è morto.“
Ricorre in questi giorni il 100° della nascita di Giovannino Guareschi, grande (e sottovalutato) scrittore ed umorista italiano che, pur essendo praticamente agli antipodi rispetto al mio pensiero politico e religioso, ha sempre saputo affascinarmi raccontando attraverso la sua brillantissima penna un pezzo di storia del dopoguerra italiano con le storie del suo “Mondo Piccolo”.
Guareschi fu additato a fascista e reazionario dagli ambienti comunisti, ma fu ampiamente criticato anche da ambienti cattolici e democristiani per alcune sue prese di posizione che si rifiutò di ritrattare. In fondo Guareschi fu sempre e solo uno spirito libero ed uno strenuo difensore della libertà di espressione e fu disposto a pagare questo suo impegno anche con la prigione.
Della sua esclusione dagli ambienti politici e culturali italiani fa parte anche il suo esilio volontario a Cademario.
